Il collezionista.


Il collezionista.

Ti ostini
a osservarmi,
mentre puntello,
con grani di infelicità
inespressa,
l’ologramma sfocato
di quella
che avrei voluto
fosse la mia esistenza.
Hai l’aria incuriosita
del ragazzino che gioca
a fare l’entomologo
assistendo agli spasimi
agonici d’una sua farfalla
infilzata.
Ma tu avresti dovuto dirmelo
che avresti fatto
di un progetto sognato
un vuoto almanacco di ricordi
e delle mie emozioni
uno scialbo e consunto
reliquiario di “non ricordo”,
chiusi sotto vetro.

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Tacere d’onda.


Tacere d’onda.

Venature di foglia
screziano i tuoi occhi,
affamati di vita.
La tua voce
m’accarezza,
come il vento
il viso,
accolto tra le tue mani.
Vorrei trovarvi pace,
come il tacere oscuro
di quest’onde di marea
stanotte.

Attitudine alla meraviglia.


Attitudine alla meraviglia.

Curo con attenzione
e rigore estremo
quell’appiglio allo stupore
su cui dobbiamo esercitare
la nostra mente, ogni giorno.
Con la stessa intensità
dei miei sguardi ignari
voglio trovare
l’emozione nascosta
nella gentilezza,
desueta, dei gesti,
quell’inconsueto sgomento
di gioia nei suoi occhi,
nelle sue parole profonde
che ti accarezzano,
come brividi, la pelle.
Ogni giorno nuovo
è un attimo di quell’eterno
da cui siamo
dolorosamente esclusi.
Ogni giorno
un regalo inatteso
da scartare
con l’impazienza
della gratitudine.