Certezze.


Certezze.

Quante ore trascorse
a cercare attorno
qualcosa di impalpabile.
Ma tutti questi miei anni
non sono passati invano.
Una certezza, oggi, l’ho.
Nei momenti difficili
posso sempre contare
su me stessa.

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Ballo sola.


Ballo sola.

Ho evitato
i tuoi sguardi estranei:
l’umiliazione inflitta
dalla disattenzione
è una triste compagna
di sventura.
Abbraccio la mia solida anima,
con tenerezza.
Indosso un abito nuovo
che mi corrisponda,
ballando sola,
e serbando i sorrisi
senza lasciarli sgualcire
da quei gesti garbati
che non sai ricordare.
Ballo sola,
stanotte,
la musica è dolce,
anche se tu
non la puoi sentire.

La nuotatrice.


La nuotatrice.

Mi rifugio
nell’accoglienza
di questo vuoto sazio,
fatto di silenzi.
Vie di fuga,
tra sterpi e rovi,
mi hanno già ferita.
Non cerco
un’altra pagina
da sfogliare,
distrattamente.
Annego la malinconia
tuffandomici dentro,
a grandi bracciate
mi allontanerò
da troppo stridore.
La luce del faro,
intermittenza del cuore,
a carezzarmi il viso.

Caleidoscopio.


Caleidoscopio.

È negli istanti
che interpreti
i messaggi
che la vita
ti detta:
i punti di svolta,
le fini,
gli inizi.
Non nel continuum
spazio-temporale
che assopisce i sensi
e ammaestra i gesti
a vuoti rituali.
Una mattina
apri i vetri
e il sole ti trafigge
con parole sconosciute.
Raccolgo
i miei frammenti
per ricomporli
in un volto nuovo.
E sorrido.

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Maestro.


Dettami
nuovi sorrisi.
Come un alunno diligente
m’ingegnerò
a disegnarli, a mano,
sul viso stanco.
Ma sii paziente
e persuasivo:
‘ché da tempo
ho dimenticato,
come atteggiare la bocca
a schiudere appena le labbra,
e a confondere i segni profondi,
scavati dalla delusione.

Segreto diluvio.


Segreto diluvio.

Shh…
quasi lo imploro
quando il battito
del mio cuore
si fa confuso
frastuono.
Rintocca le lettere
di quel nome
che risuona amore
scrosciando,
come pioggia furente,
sull’acciottolato
che conduce
ai miei segreti pensieri.

Piccole consapevolezze.


Piccole consapevolezze.
Per vie tortuose
giunsi
a questo calmo slargo,
dove la voce plana nei gesti
silenziosi,
addolcendone i tramonti.
Le parole
fluttuanti carezze si rivelano,
nell’ora d’oro
del mio esistere.
Nell’acquietarsi dei cerchi
che s’allontanano
dal vortice inquieto
dei turbamenti,
giunta al vertice immoto
della dolcezza,
si scioglie il gelo livido
che il mio cuore
rapprese.

Attitudine alla meraviglia.


Attitudine alla meraviglia.

Curo con attenzione
e rigore estremo
quell’appiglio allo stupore
su cui dobbiamo esercitare
la nostra mente, ogni giorno.
Con la stessa intensità
dei miei sguardi ignari
voglio trovare
l’emozione nascosta
nella gentilezza,
desueta, dei gesti,
quell’inconsueto sgomento
di gioia nei suoi occhi,
nelle sue parole profonde
che ti accarezzano,
come brividi, la pelle.
Ogni giorno nuovo
è un attimo di quell’eterno
da cui siamo
dolorosamente esclusi.
Ogni giorno
un regalo inatteso
da scartare
con l’impazienza
della gratitudine.