Destini diversi


Destini diversi.

A noi che cademmo,
senza colpa,
il grigio dell’asfalto
non precluse
l’imperitura luce
delle stelle.
Fu allora che,
ai profanatori
del sorriso,
s’aperse, avida,
la voragine
di un infinito buio.

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Cecità.


Cecità.

Cerco il senso
del suono di un verso,
in questi tempi bui,
nelle ore scandite
dai quotidiani orrori.
Le parole hanno ancora
un potere pacificatorio
tra i pensieri violati
e le immagini
delle vite straziate?
In questo profondo buio,
tra le livide luci dei lampeggianti
e le urla di ordalie
assetate di sangue,
la volontà di morte
a farne un unico mostruoso
acefalo organismo,
riesci ancora a intravvedere
la lucentezza della vita,
la miracolosa unicità
di uno sguardo spento,
come una candela,
dal vento dell’odio?
Sono tempi bui,
le parole strozzate in gola,
come un urlo di vita
contro la religione della morte,
della sopraffazione.
Dove sono
le orme dei giusti
ad indicarci
una via d’uscita
al massacro dell’umanità?
In ogni tempo,
alcuni di essi
han saputo attraversare
il buio degli orrori
e degli stermini
e riaccendere la fiaccola
del diritto,
del rispetto dell’uomo.
Li cerco, quei giusti,
quelle guide di luce,
ma mi sento cieca
tra menti accecate e sorde
alla voce dei deboli.

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Per Sara. E per tutte le altre.


Nessun senso,
nessuna parola basta,
oggi,
come già infinite volte ieri.
Nulla silenzia
il pianto delle donne,
il sangue innocente
immolato sull’asfalto
dagli altari d’ego
di amebe senza valore alcuno.
Sanguisughe
che parassitano
l’anima e la bellezza
e ci rodono il cuore,
giorno dopo giorno.
Chiedete aiuto a chi davvero vi ama,
ragazze,
salvatevi.
Correte via veloci.
Salvatevi almeno voi,
vi scongiuro,
anche in nome
di chi non ce l’ha fatta.

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Cadute accidentali.


Cadute accidentali.

Come petali rossi,
si cade,
ad uno ad uno.
Chi nel silenzio,
chi tra urla e deflagrazione
e per tutti il sangue
avrà uno stesso colore.
Solo il vento impetuoso
ci trascinerà via,
pietoso,
verso altri voli,
come carta straccia
lungo la strada.

Soli spenti.


Soli spenti

Siamo varchi
tra mondi
sconosciuti,
siamo tornati
da vite già vissute
in altri sogni.
Siamo solo
ghiacce tracce di stella
e polvere di terre riarse.
Siamo echi
di una moltitudine di voci,
vibrazione di suoni.
Siamo sentieri
non ancora percorsi,
siamo soli spenti
dopo esplosioni di luce.

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Arrivederci.


Arrivederci.

Altre orme
si uniscono
ad infinite file
d’eguali orme,
in un continuum
di lente
sparizioni dolorose.
Sconfinate,
in lento pellegrinaggio,
oltre i luoghi conosciuti
all’intelletto,
s’incamminano.
Gli echi dei passi,
infine, farsi sgomento
e silenzio.
Chissà dove si trova,
il luogo dei reincontri,
quel sorridersi ancora
come se tutto dovesse
per sempre durare,
tra una promessa
per gli anni a venire,
o forse solo
per il giorno dopo.

Varchi tra contigui infiniti.


Varchi tra contigui infiniti.

Quanti di noi
varcarono il confine
con un grido,
nell’unisono accordo
delle voci di madri e figli.
Ma la linea ulteriore,
assai più spesso,
ci troverà soli e azzittiti
da tutto ciò che avremo
attraversato.

Red and black.


Red and black.

Sale dalla terra
una rossa preghiera.
Il pianto flebile
dei bimbi,
il grido profondo
del ventre di una madre,
la disperata maledizione
strappata alle labbra
di padri gettati
in pasto alla fiera di turno.
Di fronte alla morte
una babele di lingue
crocifisse.

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Generazione Bataclan


Sono persone, non numeri di per sé già tragici, i dispersi, i sopravvissuti, i tanti caduti in questa quotidiana guerra contro il terrore. Una toccante Spoon River di vite vere, di affetti straziati, di splendidi futuri interrotti, di gesti coraggiosi e di ricordi che nessuna violenza può strappare dal cuore di chi sopravvive.
il sito di Generazione Bataclan
http://www.brogi.info/2015/11/generazione-bataclan-una-pagina-facebook-per-capire-e-ricordare.html