Anna Achmatova


Anna Achmatova (Anna Andreevna Gorenko)

 giugno 1889 vicino a Odessa- Domodedovo, presso Mosca, il 5 marzo 1966.

I versi dolci, intimi e pieni di passione racchiusa nella torre-fortezza del suo esilio spirituale diedero vita alla nuova scuola poetica dell'”Acmeismo” (da akmé = vertice).

“Il movimento poetico dell’acmeismo si contrappone a quello del simbolismo, allora dominante. Gumilëv  ne traccia i dettami “c’è bisogno di una riconquistata armonia tra uomo e natura, un’accettazione del mondo e della vita terrena. Il fine della nuova scuola poetica è la bellezza, una bellezza letterale ed oggettiva, una bellezza fatta dalla sostanza e dai contorni delle cose, non da un alone simbolico: cantare la rosa perché è bella in sé, non per la sua misteriosa analogia con l’amore mistico” (citazione da Renato Poggioli, Il fiore del verso russo, Mondadori, ed. Oscar Poesia 1991, pag.96-97).”
 Attraverso i suoi ermetismi traspaiono evocazioni, criptiche allusioni alla sua vita , ai suoi dolori immensi ed ai suoi amori e la sua dedizione ed appartenza alla sua gente provata dalla respressione di regime poichè volle sempre essere con quel popolo “là dove esso era, per sciagura”.

Achmatova –
ritratto di Nathan Altman

Ritratto di Anna (A.Modigliani)

Lei stessa parlò, con la sua abituale riservatezza, di quella “amicizia amorosa”, appassionata, brevissima ma fondante, con Amedeo Modigliani , di quell’incontro tra due giovani artisti pieni di talento ed ancora in cerca di sé stessi: “Probabilmente io e lui non si capiva una cosa fondamentale: tutto quello che avveniva, era per noi la preistoria della nostra vita: la sua molto breve, la mia molto lunga. Il respiro dell’arte non aveva ancora bruciato, trasformato queste due esistenze: e quella doveva essere l’ora lieve e luminosa che precede l’aurora.” (A. Achmatova, Le rose di Modigliani, cit., pag.19).

La stessa voce, lo stesso sguardo.

gli stessi capelli color lino.

Tutto come un anno fa.

I raggi del gionro dal vetro

screziano la calce dell bianche pareti…

La fragranza dei gigli freschi

e le tue semplici parole.

Il canto dell’ultimo convegno

E il petto agghiacciava così inerme,

ma erano lievi i miei passi,

sulla mano destra infilai

il gianto della sinistra.

I gradini mi parvero molti,

ma io sapevo che erano tre soli!

Fra gli aceri il sussurro autunnale

invocò:” Muori con me!”

Sono ingannato, senti, da una sorte

volubile, triste e malvagia”.

Risposi:”Caro, caro!

Anch’io. Morirò con te…”

E’ il canto dell’ultimo convegno.

Volsi lo sguardo alla casa buia.

Solo nell’alcova ardevano ceri

d’una luce gialla indifferente.

DA “In una notte bianca”

Guardare come si spengono le macchie

d’abeti nel buio del crepuscolo,

inebriandomi al cuono d’una voce

che somiglia alla tua…

E la sera errante è su me

è il respiro della terra silenziosa.

Libera sono stata come te,

ma ho troppo voluto vivere:

vedi, vento, il mio freddo cadavere,

e nessuno c’è a comporre le braccia…

– Perché d’acerba tristezza

l’ho saziato e inebriato.

Come dimenticare? uscii barcollando

con una smorfia tormentosa della bocca,

scesi senza toccare la ringhiera,

gli corsi dietro fino al portone.

Ansimando gridai: “E’ uno scherzo

tutto ciò ch’è stato. Morirò se te ne vai”.

Sorrise calmo, terribile

e mi disse:” Non restare al vento”.

5 thoughts on “Anna Achmatova

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