Tracce di un sogno.


Tracce di un sogno.

Siamo vivi nel sogno,
la singolarità
che ha interrotto
il lungo continuo dei giorni.
Siamo l’esiguo numero
dei passi
che si incrociarono
nel refolo lieve
del nostro congiunto
respiro.

Battigia.


Battigia.

I miei pelagici ricordi
sciamano,
mollemente appesi
a una risacca oceanica.
Come malumori diffusi,
cui manchi la voglia
di dissimularsi
in stanchi e spenti sorrisi,
si insabbiano
in attesa di nuovi giorni.
Gabbiani frenetici
a becchettare l’orlo
di questo vuoto.

Livelli di vita alternativi.


Livelli di vita alternativi.

Lasciare
la fredda superficie
dei pensieri
per scendere
nelle telluriche
acque del cuore.

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Hammam.


Hammam.
Mi lascio accarezzare dalla luce che filtra, nell’umido silenzio della stanza. Tenui sciabordii d’acqua e voci sommerse e confuse mi giungono appena sulla pelle.
Galleggio lentamente ed osservo la mia anima che vola verso l’azzurro intenso di questo cielo d’estate.
Sbatte le ali e sbatte essa stessa contro la vetrata, tra me e l’azzurro, tra lei e il cielo.
Non smetterò, non smetterà mai, fino a che non verrà il buio della notte a quietarne il volo.

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Bisogno d’ombra.


Bisogno d’ombra.

Salvare
un esile prodigio d’ombra
dall’assolato clamore del mondo,
quel caotico vorticare del nulla
privo d’un’anima.
Un’esigenza minima,
una stilla di sangue
scorrere
in vene defraudate.

Dal finestrino (della vita).


Dal finestrino (della vita).

Sempre più cupa e assente
mi scopro,
sempre più distante.
Fuori di me osservo
un fluire convulso
di luoghi e voci,
in dissolvenza.
Soppeso l’eco
d’ogni proferita parola.
Ne rarefaccio l’uso,
avvezza infine
al ritmo profondo
del solo mio respiro.

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