Ombre.


Ombre.

Vagano inermi
cuori apolidi
su strade di vento.
Attraversano città vuote
colme di deserte parole.

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Alfabeti muti.


Alfabeti muti.

Passi, come un’ombra,
attraverso le immagini sfocate
che scorrono nei miei pensieri.
Io discorro con l’anima,
cercando un alfabeto comune
di segni, di suoni.
La tua assenza
è un ingombrante fardello
nel concerto di cicale estivo.
Assonanze mi consentono
di abbracciarla di nuovo.

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Esistenze distratte


Esistenze distratte

Abito stanze piene di rovi.
Abito stanze vuote di chiarore.
Mi abita
l’irresoluta insofferenza
di chi ha perduto
la chiave del cancello
che porta
nel giardino dei sogni.
Qui le stanze sono piene
di parole di confine
e di accenti di stridore.

Abitami la mente
con pensieri di coincidenza
e di congiunzione.
Saranno nostri
i momenti migliori,
quelli che viaggiano
senza fermate,
senza destino,
senza rinuncia.