Bilanci “sospesi”.


Bilanci “sospesi”.

In un mondo pieno
di mistificatori di tenerezza,
aggirarsi sola,
da sempre eremita
dei miei sogni interrotti.
Riposte in un fagotto
raffazzonato in fretta,
manciate di sorrisi
da dipingersi all’uopo,
mi dondolo, annoiata,
come una trapezista funambola,
percorrendo le strette corde
della vacuità
di parole inventate
e di verità taciute,
per non rischiare
di precipitare in fondo
al nero del mio cuore,
senza il vitale e ultimo sostegno
d’una fitta e solida
rete di bugie.
I bilanci, d’altronde,
sono sempre truccati.

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Quotidiana tempesta.


Quotidiana ptempesta.

Distillo l’odio che mi porgi,
con volgare ingratitudine
quotidiana,
in un calice di fiele.
Una goccia d’esso
già sarebbe sufficiente
a bruciare ogni fotogramma
di quel film per cuori illusi
che si fosse salvato
da questo nostro
penoso naufragio.

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Il collezionista.


Il collezionista.

Ti ostini
a osservarmi,
mentre puntello,
con grani di infelicità
inespressa,
l’ologramma sfocato
di quella
che avrei voluto
fosse la mia esistenza.
Hai l’aria incuriosita
del ragazzino che gioca
a fare l’entomologo
assistendo agli spasimi
agonici d’una sua farfalla
infilzata.
Ma tu avresti dovuto dirmelo
che avresti fatto
di un progetto sognato
un vuoto almanacco di ricordi
e delle mie emozioni
uno scialbo e consunto
reliquiario di “non ricordo”,
chiusi sotto vetro.