Confluenze.


Confluenze.Confluenze.

Resto così,
liquidamente disciolta
in un lento fiume
di pensieri.
Accanto a quei luoghi magici,
dove acqua
con altre acque si disperde,
ritrovo l’iniquo senso
di questo folle dissiparsi,
in rivoli fragili,
in pozze grevi.
Di quanti minuti abbisogno,
ad occhi chiusi,
per ricordare il mare?
Mi confluisce il cuore,
il suo battere teso,
nello scadenzarsi
dell’attimo
di un eterno ieri.

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Chiusure.


Chiusure.

M’è d’inciampo,
nella vita,
il tempo ottuso,
l’ignobile fardello
delle ore rubate
all’infinitesima misura
del bello.
L’insensatezza delle parole
mancate, sfinite
dalla troppo lunga attesa.
Quel senso deturpato
dall’ inconsapevolezza
del precario scorrere
del sangue,
in cuore.

Foto ricordo.


Foto ricordo.
Affidammo
i nostri profili migliori
al flash del tramonto.
Fummo un’unica cosa,
strofa di poesia,
per un infinito istante.
E le nostre parole,
ne fummo consapevoli,
sarebbero tornate
a nutrirci di luce
gli sguardi,
nei tempi lunghi
di carestia.

Alambicchi del tempo.


Alambicchi del tempo

Appesa
ad un filo di seta,
nel tempo,
sono giunta fino a qui.
Ho echi nella mente
che mi dettano
immagini che, forse,
ho solo sognato,
e parole,
avvinghiate alla mia lingua,
che non dimenticano ancora
l’antica urgenza
di voler uscire alla luce,
partorite da sonni ancestrali
di lontane madri.

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