Colture in vitro.


Colture in vitro.

Fa del cervello di un giovane
un contenitore vuoto
senza segni culturali indentitari
e senza capacità critica.
Lasciaci alloggiare,
in misura variabile,
solo il consumismo,
la smania di emergere
e la sensazione di appartenere
ad una generazione perdente.
Chiunque potrà riempirlo,
a suo piacimento,
in poche settimane
di qualsiasi atrocità
e di qualsivoglia
follia ideologica.

Cecità.


Cecità.

Cerco il senso
del suono di un verso,
in questi tempi bui,
nelle ore scandite
dai quotidiani orrori.
Le parole hanno ancora
un potere pacificatorio
tra i pensieri violati
e le immagini
delle vite straziate?
In questo profondo buio,
tra le livide luci dei lampeggianti
e le urla di ordalie
assetate di sangue,
la volontà di morte
a farne un unico mostruoso
acefalo organismo,
riesci ancora a intravvedere
la lucentezza della vita,
la miracolosa unicità
di uno sguardo spento,
come una candela,
dal vento dell’odio?
Sono tempi bui,
le parole strozzate in gola,
come un urlo di vita
contro la religione della morte,
della sopraffazione.
Dove sono
le orme dei giusti
ad indicarci
una via d’uscita
al massacro dell’umanità?
In ogni tempo,
alcuni di essi
han saputo attraversare
il buio degli orrori
e degli stermini
e riaccendere la fiaccola
del diritto,
del rispetto dell’uomo.
Li cerco, quei giusti,
quelle guide di luce,
ma mi sento cieca
tra menti accecate e sorde
alla voce dei deboli.

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Danni collaterali.


Danni collaterali.

Danniamo al fango,
al filo spinato
e ai muri di confine
il dolore
e la speranza di vita
di altri come noi,
nati sotto un cielo sbagliato,
senza perdere il sonno
né l’appetito.
Eppure in guerra
la nostra
si spezzavano tozzi di pane
e fame e un tetto.
Ora le disperazioni altrui
sono solo
danni collaterali
di deschi non condivisi.

Mare nero


Mare nero.

Ha un battito lento
la cupa volta della notte,
un’orbita vuota sospesa
sull’ultimo gesto proteso
ad una riva agognata.
Un granello di fortuna
da giocarsi a testa o croce
contro un destino ammaestrato
dagli uomini, che, cinico,
bara, famelico di onde,
tra le vesti fluttuanti.

Suggestioni – Immagini & Parole ©Flameonair</strong


Paralleli del Tempo.


Sottili distinzioni

Non trovo molte differenze – tranne forse per un mero gradiente di sanguinolenza (gli schizzi di sangue reali divengono virtuali per chi si accaparra la prima fila) e di disumanità indiscutibili – tra la predilezione delle folle per i patiboli, le pubbliche esecuzioni ed i linciaggi del buon tempo andato
e la spiccata tendenza al partecipare oggi, con altrettanto sommo godimento, alle gogne mediatiche ( televisive e/o sul web), ai processi sommari indiziari e alla ben oliata macchina ( a ciclo continuo) del fango.