L’urlo.


L’urlo.

È quel suo vibrare,
la tua voce che s’avanza,
spavalda, nell’anima
il risveglio dei sensi,
l’oltraggioso gridare
della gioia.

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Il contadino.


Il contadino.

Io coltivo inquietudini,
incidenti di percorso e deviazioni.
Cerco le emozioni sepolte
sotto le zolle aride,
smuovendole con le leve dell’ingratitudine e dell’abbandono.
Ravvivo ogni sera
la piccola fiamma
nel camino della mente,
con parole captate nell’etere
e pagine di immagini
strappate dal libro
della vita.
Eppure ho estirpato a lungo
la consuetudine alla noia,
senza mai riuscirne veramente vittoriosa
e ho raccolto ceste
di verdi incomprensioni
e rosse e succose condivisioni,
assai più inaspettate
delle prime.
Ho, infine, i piedi
ben piantati in terra
e il cuore palpitante
come il sole ignoto
che ogni mattina rinasce
per stupirsi ancora
di ciò che sotto, ignaro,
gli scorre senza avvedersi
d’esistere.

Cercando l’essenziale


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Cercando l’essenziale

Arrossisco ancora
per la rara bellezza
dei gesti, della parola
dipinta sulla tela
intessuta di sincera
emozione.
Pure così scarno
si fa il dialogo col cuore
nel vuoto vorticare
degli anni!
Ma non c’è ricchezza
che non sia superflua
al di fuori dell’amore.