Il contadino.


Il contadino.

Io coltivo inquietudini,
incidenti di percorso e deviazioni.
Cerco le emozioni sepolte
sotto le zolle aride,
smuovendole con le leve dell’ingratitudine e dell’abbandono.
Ravvivo ogni sera
la piccola fiamma
nel camino della mente,
con parole captate nell’etere
e pagine di immagini
strappate dal libro
della vita.
Eppure ho estirpato a lungo
la consuetudine alla noia,
senza mai riuscirne veramente vittoriosa
e ho raccolto ceste
di verdi incomprensioni
e rosse e succose condivisioni,
assai più inaspettate
delle prime.
Ho, infine, i piedi
ben piantati in terra
e il cuore palpitante
come il sole ignoto
che ogni mattina rinasce
per stupirsi ancora
di ciò che sotto, ignaro,
gli scorre senza avvedersi
d’esistere.