Tacere d’onda.


Tacere d’onda.

Venature di foglia
screziano i tuoi occhi,
affamati di vita.
La tua voce
m’accarezza,
come il vento
il viso,
accolto tra le tue mani.
Vorrei trovarvi pace,
come il tacere oscuro
di quest’onde di marea
stanotte.

La nuotatrice.


La nuotatrice.

Mi rifugio
nell’accoglienza
di questo vuoto sazio,
fatto di silenzi.
Vie di fuga,
tra sterpi e rovi,
mi hanno già ferita.
Non cerco
un’altra pagina
da sfogliare,
distrattamente.
Annego la malinconia
tuffandomici dentro,
a grandi bracciate
mi allontanerò
da troppo stridore.
La luce del faro,
intermittenza del cuore,
a carezzarmi il viso.

Le notti e le promesse.


Le notti e le promesse.
Ho studiato ogni segno
del gelo quotidiano
graffiato sul mio cuore.
Ho ignorato il suono
del tuo respiro
per troppe vite,
ferendomi gli occhi
di amara oscurità.
Stesi,
fianco a fianco,
intrecciamo il silenzio
alle nostre mani.
Nessuna parola potrebbe,
ora, avvicinarci al cielo,
più di queste promesse
mai pronunciate.

E nella valigia i sogni.


E nella valigia i sogni.

Ho tutto questo
silenzioso e incerto
percorso
da abbracciare.
Fa che le parole
mi facciano luce
quando camminerò
nel buio.
Fa che mi sia pane
il cielo che ho dentro
e mi dissetino tutte
le lacrime d’emozione
che non ho potuto darti.

Mille lune di carta.


Mille lune di carta.

Hai intrecciato
le tue dita
ai miei capelli,
ondeggiando,
per seguirne le curvate
sembianze, come una barca
accucciata, infine,
in quel porto nascosto,
per mille lune di carta
sognato.
Non scorre il tempo,
abbastanza a lungo,
per spegnere l’incendio
che avvolge chi si è,
da molte vite,
desiderato.

Smemorati


Smemorati

Ha senso ricordare,
della propria vita,
per quanto lunga
possa toccarci in sorte,
quei rari bagliori di luce,
annegati in estenuanti
oceani bui di silenzio.
Le risa e gli scoppi,
sorpresi di gioia,
tra la nebbiosa urgenza crudele
della notte della vita.