Quei lunghi abbracci


Il Male si nutre ogni giorno del fanatismo, della disperazione, del dolore, dell’orrore, dell’odio, del disprezzo, della paura, dell’ignoranza, del silenzio che si impadronisce del cuore degli uomini per strapparvi l’empatia, la la speranza, la gioia, la bellezza, la fratellanza, il rispetto, il coraggio, la cultura, la musica.

Io porterò sempre nei miei occhi quei lunghi abbracci.

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foto dal web

Alpinisti distratti.


Alpinisti distratti.

Vedo dibattersi,
una brulicante umanità,
in apparentemente necessarie,
quanto inutili,
collezioni d’apparenze,
nella certezza,
che pure invidio,
che tutto quel da farsi
conduca in qualche
appetibile luogo
che spetti in premio,
a chi si mostra di più,
a chi appare
con tutti i suoi lustrini
al punto giusto.
Traballanti sui trampoli
della quotidiana esibizione,
arrancano aspirando
ad una indefinita vetta,
che sempre pare
sfuggire loro.
Distratti dimenticano
amori, amici, sentimenti
e dignità,
in qualche scantinato
della propria anima.

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Il sorriso del caos.


Da qualche parte
ho perso
il prezioso foglietto
dove appuntavo
le cose importanti.
C’era annotata a matita,
quasi uno scarabocchio
confuso tra frasi e schizzi,
anche una formula magica,
forse solo una combinazione
di numeri casuali:
quella che apriva la bocca
nell’atteggiamento lieve
che la faceva sorridere.
Ho smesso di cercarlo
rinunciando al percorso
che solo gli attimi
di caos felice generano.

Meteore.


Meteore.

Cercarti, per poi fuggire.
Scardinare, per poi sprangare le porte.
Certe persone sono come treni che vedi passare, ma che non fermano mai nelle stazioni.
Sono reti che trascinano via tutto ciò che incontrano lungo il percorso, senza discernimento e senza guardarti mai, davvero, negli occhi.
Perché la tua vita è per loro insignificante.

Quieta ferocia.


Quieta ferocia.

Resto quieta, ma vigile,
come una belva affamata,
appostata controvento,
perché anche la più esile bellezza
non mi scorra via
come un soffio di vita
davanti agli occhi dell’anima,

trovandola assopita
da troppa abitudine
alla scontatezza.

Un attimo di eternità


È solo l’amore che sappiamo provare a poterci rendere, per il breve attimo della nostra vita, eterni, condividendo l’eternità di questo sentimento.

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Franco Battiato – Sui giardini della preesistenza – 1993

F.Battiato – Dall’album “Caffè de la Paix”(EMI).

Torno a cantare il bene e gli splendori
dei sempre più lontani tempi d’oro
quando noi vivevamo in attenzione
perché non c’era posto per il sonno
perché non v’era notte allora.

Beati nel dominio della preesistenza
fedeli al regno che era nei Cieli
prima della caduta sulla Terra
prima della rivolta nel dolore.

Tu volavi lieve
sui giardini della preeternità
poi ti allungavi
sopra i gelsomini.

Ho visto dei cavalli in mezzo all’erba
seduti come lo sono spesso i cani
e senza tregua vedo buio intorno
voglio di nuovo gioia nel mio cuore
un tempo in alto e pieno di allegria.