Inverni.


Inverni.

La mia bocca si tace,
perfetta,
quando persino il cuore,
in cerca di una tregua,
silenzia l’anima,
ché ogni parola duole.
Si culla nell’oblio
della spenta primavera,
nei lunghi inverni
che mi ospitano
i pensieri,
nelle morte mie stagioni,
agli anni che mi attendono
vanno,
ai loro affanni,
alle perdute voci.
E annegano, nelle ombre,
gli occhi.

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Destini.


Destini.

Quando l’incontrai,
udii le parole attese
da remoti sogni.
E mi sentii ripetere
cose che già conoscevo,
senza che prima
ne capissi il senso.
Era il tempo atteso,
era il destino
che m’aveva,
a lungo, aspettato
su quel varco
illuminato.

Giri di giostra.


Giri di giostra.

Tornano
gli uomini,
a ripercorrere
gli istanti del dolore,
come un assassino
che torni sul luogo del delitto,
come se cullassero in seno
la maledizione
di preferire i passi già noti,
la vile consuetudine,
a quelli
che potrebbero salvarli.

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Squarcio di luce.


Squarcio di luce.

Quell’irrompere improvviso
d’un ricordo infantile,
come uno squarcio di luce
tra lo spesso fogliame,
oscuro, della maturità,
mi parla la lingua
dell’immutabilità
di una emozione.
È come tornare,
da molto lontano,
per ritrovare
gli stessi odori,
gli stessi colori,
le stesse voci,
fissate e immutate
nel tempo.

Fogli strappati.


Fogli strappati.

Strappati,
da questo vento gelido,
come pagine contigue
di un unico libro
di cui, ora,
abbiamo perso il senso.
Appallottolati sul pavimento,
persi,
rotolando lontani,
lentamente.

#scritturebrevi #poesia #ventaglidiparole

Cambio d’abito.


Cambio d’abito.

Furono lunghi
gli anni fotografati
in bianco e nero.
Ringrazio il giorno
in cui mi lasciasti indossare il tuo sguardo indifeso
come un vestito nuovo,
seppure spiegazzato
dagli errori del passato.
Da quel giorno
mai ho smesso d’accogliere
tutti i colori
che con i tuoi occhi
mi donasti.

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