Meteore.


Meteore.

Cercarti, per poi fuggire.
Scardinare, per poi sprangare le porte.
Certe persone sono come treni che vedi passare, ma che non fermano mai nelle stazioni.
Sono reti che trascinano via tutto ciò che incontrano lungo il percorso, senza discernimento e senza guardarti mai, davvero, negli occhi.
Perché la tua vita è per loro insignificante.

Note di strada.


Note di strada.

Nel flusso incessante e distratto,
mi muovo seguendo l’onda,
anch’io chiassosa e disattenta.
L’anima stordita,
ubriacata da una trama
di parole intersecate
e profumi sovrapposti.
Nel sole un’ombra
che pare marginale:
uno punto fisso,
uno scoglio che resiste
ed esiste altrove,
fermo rispetto al caotico fluire.
E l’anima sosta e s’inchina
di fronte a quel sigillo antico di note,
spettatrice d’un viaggio parallelo e duplice,
di desuete e flautate armonie.

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E nella valigia i sogni.


E nella valigia i sogni.

Ho tutto questo
silenzioso e incerto
percorso
da abbracciare.
Fa che le parole
mi facciano luce
quando camminerò
nel buio.
Fa che mi sia pane
il cielo che ho dentro
e mi dissetino tutte
le lacrime d’emozione
che non ho potuto darti.

Sospesi tra il cielo e il buio.


Sospesi tra il cielo e il buio.

In cielo, lontani,
vele di luce
e padiglioni di stelle.
Noi, qui.
Sospesi a mezz’aria
e stretti
a questa arida terra.
Anime senza più sogni,
costrette a vagare,
opache superstiti,
tra guerre e menzogne.

Indefinite destinazioni.


Indefinite destinazioni.

Ho attraversato il gelo
del tuo sguardo lucente,
guadando le paludi
delle mie delusioni.
Ho sciolto tutte le mie parole
dalla pietrificata gabbia
degli anni biechi
dell’ingratitudine.
E ancora, in giorni feroci,
proseguiamo il viaggio,
astronauti solitari
e dispersi, verso
indefinite destinazioni.

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In cammino


In cammino.

Tutto questo vorticoso fluttuare
doveva avvenire,
ogni invisibile filo annodarsi,
ogni dolore, nel buio ignaro,
accucciarsi feroce nell’attesa,
ogni invisibile pennellata di gioia
intingersi nel colore dei miei giorni,
affinché questo mattino di luce
si riflettesse nei tuoi occhi,
affinché il mio cuore sapesse
per quali strade polverose
si raggiunge l’infinito.