Avec le temps.


Avec le temps

Non odio più.
L’indifferenza è un lago calmo
che ricopre ogni rancore.
Nell’oblio
incateno al fondo
anche le amare parole del ricatto,
affogandole,
tra il molle e obliquo ondeggiare
d’alga.

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Circolarità.


Circolarità.

Non altro che un bacio,
chiesi alla vita,
che ne suggellasse
il supremo senso.
Il nodo che i pensieri
ricondurrà,
ancora e ancora,
a te,
nel curvo gioco infinito
d’un eterno ritorno.

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Istanti di calma.


Istanti di calma.

Molte volte
ho fatto ordine,
nei bivi improvvisi
della mia vita,
come il Tempo fa
con le improvvide rive
devastate dalle aspre
tempeste di mare.

Elogio del dubbio.


Elogio del dubbio.

È sempre
quel tempo che ci manca
per un altro sorriso
– da regalarsi con gli occhi –
quel dolore sordo
che ci contorce il cuore
e ammutolisce le labbra.
Colleziono con cura
i dubbi d’aver perso
gli attimi migliori
per sapermi viva.

Arrivederci.


Arrivederci.

Altre orme
si uniscono
ad infinite file
d’eguali orme,
in un continuum
di lente
sparizioni dolorose.
Sconfinate,
in lento pellegrinaggio,
oltre i luoghi conosciuti
all’intelletto,
s’incamminano.
Gli echi dei passi,
infine, farsi sgomento
e silenzio.
Chissà dove si trova,
il luogo dei reincontri,
quel sorridersi ancora
come se tutto dovesse
per sempre durare,
tra una promessa
per gli anni a venire,
o forse solo
per il giorno dopo.

Pendolarismi.


Pendolarismi.

Mi trastullo
in pensieri ondivaghi,
pendolarismo d’anima
oltre che di carne.
Non soffermarsi più
su alcuna immagine ferma,
lasciarsi scorrere così,
come goccia di pioggia,
sui finestrini.
Attimo di presente,
dimentica di pensieri
smessi e di sogni
abdicati da tempo.

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