Bisogno d’ombra.


Bisogno d’ombra.

Salvare
un esile prodigio d’ombra
dall’assolato clamore del mondo,
quel caotico vorticare del nulla
privo d’un’anima.
Un’esigenza minima,
una stilla di sangue
scorrere
in vene defraudate.

I ricordi.


I ricordi solcano silenziosi, come lame, la superficie liscia del lago dell’anima. Tutta l’attraversano, talvolta s’immergono, d’improvviso, e sembra che debbano sparire per sempre.
Fino a che non ce li troviamo grondanti e vivi sulla sponda opposta, reclamare tutta la nostra attenzione.

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Vele.


Vele.

Odiando l’indifferenza,
che riduce i nostri cuori a pietre,
senza valore alcuno,
apro le vele dei miei sentimenti,
ostinatamente
al vento forte che,
impari ordalia
rumorosamente li scuote,
oltraggiando infine
questo cupo silenzio.

Col beneficio del dubbio.


Col beneficio del dubbio.

È fatta di linee sghembe,
questa vita,
di ritorni obbligati
da vicoli ciechi.
Le suole consumate
testimoniano la ricerca,
ma senza alcuna certezza
di non aver fatto altro,
forse, che girare a vuoto.

Danni collaterali.


Danni collaterali.

Danniamo al fango,
al filo spinato
e ai muri di confine
il dolore
e la speranza di vita
di altri come noi,
nati sotto un cielo sbagliato,
senza perdere il sonno
né l’appetito.
Eppure in guerra
la nostra
si spezzavano tozzi di pane
e fame e un tetto.
Ora le disperazioni altrui
sono solo
danni collaterali
di deschi non condivisi.

Intangibili silenzi.


Intangibili silenzi.

Non è cosa
ti conduce là,
ma con chi sei;
non è dove ti trovi,
ma il perché ci sei.
Trasparente,
attraverso corpi e sguardi
che non mi sfiorano:
vago assente da me
per troppe ore al giorno.
Mi è dunque necessario
dirigermi silenziosa
ove le urgenze dell’anima
mi suggeriscono di andare
per ritrovarmi infine.