Tacere d’onda.


Tacere d’onda.

Venature di foglia
screziano i tuoi occhi,
affamati di vita.
La tua voce
m’accarezza,
come il vento
il viso,
accolto tra le tue mani.
Vorrei trovarvi pace,
come il tacere oscuro
di quest’onde di marea
stanotte.

La nuotatrice.


La nuotatrice.

Mi rifugio
nell’accoglienza
di questo vuoto sazio,
fatto di silenzi.
Vie di fuga,
tra sterpi e rovi,
mi hanno già ferita.
Non cerco
un’altra pagina
da sfogliare,
distrattamente.
Annego la malinconia
tuffandomici dentro,
a grandi bracciate
mi allontanerò
da troppo stridore.
La luce del faro,
intermittenza del cuore,
a carezzarmi il viso.

Sabbia di giugno.


Sabbia di giugno.

Accarezzo
questo mio nodo
mai sciolto,
un gomitolo fitto
d’intricati desideri.
Rotola
tra i miei pensieri
del meriggio,
fra la sabbia sollevata
dal vento e dalla noia.
Il sole si ostina
a specchiarsi pigro
sulle perlacee superfici
del tempo.

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La calma delle onde.


La calma delle onde.

Ho carezzato,
mille volte,
la fragilità
dei tuoi desideri,
navigando,
i miei capelli,
con molli onde,
la tua pelle.
Noi,
folli marinai
d’un oceano
di silenzio,
e soli.

Le orme del silenzio.


Le orme del silenzio.

Ora che ondeggio
nel grembo del buio,
ora che mi muovo
nel ritmo silenzioso
d’un mare d’alga,
non senti le mie grida
risalire in superficie.
Mollemente i suoni
mi cullano i sogni
che ho perduto.
E non c’è più
memoria di me,
se non in quell’orma,
tra tante,
in una spiaggia lontana.

Philip Mckay

http://philipmckaydigitalart.com/

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Vele


Vele.

Di troppe parole vane
la vita ha riempito i miei occhi.
Ora navigo a vista
attorno al promontorio aspro
dei tuoi pensieri.
Tra i ripidi desideri
e le scoscese elusioni,
come baratri scuri
si spalancano gli addii.
Le vele ammainate,
lentamente m’immergo
nelle tue silenziose baie
di profonda solitudine.

Alla luce del faro.


Alla luce del faro.

S’infrange fragorosa,
spumosa inconsistenza,
la cadenza dell’onda
sul ciglio ombroso
dei tuoi pensieri.
Profili di voli lontani,
disegnati nei cieli,
rammentano i tuoi occhi,
trafitti di malinconia.

Orme di sabbia.


Orme di sabbia.

Mi accingo a decifrare
incendi pregressi,
come fuochi di falò
sulla spiaggia,
incombusti.

Non ancora cenere,
in un limbo lattiginoso
d’umida alba,
baluginano lo splendore
che li partorì,
inatteso, insperato,
indecente.

Le vele topazio
dei miei occhi,
quiete, smarrite,
arrese,
scandagliano ancora la riva,
fino alla prossima sera,
cercando un approdo
che non nasconda
dolore.