Caleidoscopio.


Caleidoscopio.

È negli istanti
che interpreti
i messaggi
che la vita
ti detta:
i punti di svolta,
le fini,
gli inizi.
Non nel continuum
spazio-temporale
che assopisce i sensi
e ammaestra i gesti
a vuoti rituali.
Una mattina
apri i vetri
e il sole ti trafigge
con parole sconosciute.
Raccolgo
i miei frammenti
per ricomporli
in un volto nuovo.
E sorrido.

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Nella notte.


Nella notte

Ne ho visti
di giorni sciatti,
rovesciati ai margini
di strade solitarie.
Dipinti appena,
in certe mattinate d’autunno
dai rossi cupi,
dai gialli sporchi,
e dalle foglie già fattesi,
esse stesse, ormai terra.
E ti è accanto,
ancora vivo,
solo un ricordo appannato,
un tenersi per mano
incerto,
nella notte della vita.

Quieta ferocia.


Quieta ferocia.

Resto quieta, ma vigile,
come una belva affamata,
appostata controvento,
perché anche la più esile bellezza
non mi scorra via
come un soffio di vita
davanti agli occhi dell’anima,

trovandola assopita
da troppa abitudine
alla scontatezza.

Improvvisazioni visive.


Improvvisazioni visive.

Saltimbanchi malinconici
si soffermano, esitanti.
Le guance
poggiate sui pensieri,
i desideri
annacquati dalla mestizia.
Hanno sguardi irrequieti
che svolazzano, senza posa,
come passeri
spaventati dal domani.
Sobbalzano
per il rumore improvviso
d’un nuovo timore
e le anime aprono l’ali,
in un fremito lieve.

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