Destini.


Destini.

Quando l’incontrai,
udii le parole attese
da remoti sogni.
E mi sentii ripetere
cose che già conoscevo,
senza che prima
ne capissi il senso.
Era il tempo atteso,
era il destino
che m’aveva,
a lungo, aspettato
su quel varco
illuminato.

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Destini diversi


Destini diversi.

A noi che cademmo,
senza colpa,
il grigio dell’asfalto
non precluse
l’imperitura luce
delle stelle.
Fu allora che,
ai profanatori
del sorriso,
s’aperse, avida,
la voragine
di un infinito buio.

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Elogio del dubbio.


Elogio del dubbio.

È sempre
quel tempo che ci manca
per un altro sorriso
– da regalarsi con gli occhi –
quel dolore sordo
che ci contorce il cuore
e ammutolisce le labbra.
Colleziono con cura
i dubbi d’aver perso
gli attimi migliori
per sapermi viva.

Arrivederci.


Arrivederci.

Altre orme
si uniscono
ad infinite file
d’eguali orme,
in un continuum
di lente
sparizioni dolorose.
Sconfinate,
in lento pellegrinaggio,
oltre i luoghi conosciuti
all’intelletto,
s’incamminano.
Gli echi dei passi,
infine, farsi sgomento
e silenzio.
Chissà dove si trova,
il luogo dei reincontri,
quel sorridersi ancora
come se tutto dovesse
per sempre durare,
tra una promessa
per gli anni a venire,
o forse solo
per il giorno dopo.