Gloss.


Gloss.

Raccolgo il tuo sorriso,
come un dono meritato,
e lo nascondo tra germogli di residua vita,
nell’incavo della mia terra umida,
quella che si nutre
di delicate incertezze
e di insolite assonanze.
Gioco a sentirmi bella, ancora,
quando scarto l’involto opaco dei giorni,
perché quell’unico brillio
si dipinga riflesso sulle mie labbra,
morbido balsamo di luce.

Ancora un’altra notte giunge, necessaria.


Ancora un’altra notte giunge, necessaria .

Si libera l’anima
dal giogo del compito
ed esplora le terre incognite
dove la parola si muta
in sibillina interprete
di ipnagogiche immagini.
Ancora inesorabilmente viva,
le ombre ad allungarsi sul divano,
le accolgo come vecchie amiche,
mentre la sera invade il cuore
dopo un assedio
durato tutto il mio giorno.

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La raccoglitrice.


La raccoglitrice.

Mendicammo un sorriso
in un ampio tempo di carestia,
nei glaciali territori
vuoti dell’abbandono,
una carezza ancora,
il calore di una mano
devotamente amata.
Ho sguardi di betulla, oggi,
che frusciano sogni
che vagano altrove.
Risa che risalgono
da profonde solitudini.
No, non mi manchi più.
Non stupirtene.
Raccolgo beatitudini
terrestri
e ondeggio lieve
sul calore che sale
da messi molli,
in movenze lente,
che spingono il mio cuore
più in alto
delle tue dimenticanze.

Passi


Passi

Sopravvivono,
a questa implacabile arsura
dell’anima, parole e pensieri
che cadono dalle labbra
sul cuore e tutto lo ricoprono,
come il turbinio dei fiocchi di neve
pacifica la rabbia nell’oblio,
soffice, dei passi perduti,
tracce mute
di quel troppo vagare.

Fruscii


Fruscii
Lascio scivolare giù,
come smettendo una veste
ormai sgualcita,
i ghiacci abbracci degli inverni,
insopportabili ed ottusi.
Abbraccio il tepore inverosimile
della tua pelle accarezzata
dal sale di primavera
che gorgheggia risa.
E m’intrufolo gaia
tra i gorghi dei tuoi brinati capelli
e dei tuoi pensieri notturni.
Ondeggiano le mie chiome contorte
e le tue carezze aggrappate
al moto dolce dei miei fianchi.