Vendredi soir.


Venerdì notte.

Questo cielo stellato,
nascosto
dietro il soffitto,
ci sia testimone
delle parole d’amore
con cui avremmo ricoperto
le nostre ferite
in un eterno abbraccio,
se solo il Tempo
ce l’avesse concesso.

Ballo sola.


Ballo sola.

Ho evitato
i tuoi sguardi estranei:
l’umiliazione inflitta
dalla disattenzione
è una triste compagna
di sventura.
Abbraccio la mia solida anima,
con tenerezza.
Indosso un abito nuovo
che mi corrisponda,
ballando sola,
e serbando i sorrisi
senza lasciarli sgualcire
da quei gesti garbati
che non sai ricordare.
Ballo sola,
stanotte,
la musica è dolce,
anche se tu
non la puoi sentire.

Esuli.


Esuli.

Siamo tutti
migranti di un altrove
da cui siamo stati
indotti a fuggire,
a notte fonda,
come banditi,
o alle prime luci dell’alba,
da una casa distrutta
o da una porta sprangata.
Tutti con le proprie croci
silenziose sulla spalla
e un gusto d’aceto
sulle labbra.
Tutti in cerca
d’accoglienza in un cuore,
di un pasto caldo
e di un abbraccio
che ci salvi,
mezzi assiderati
dalla solitudine.
Tutti in fuga
da un qualche orrore
che ci segrega
e lo sguardo
ci possiede.

Il cigno.


Il cigno.

Con i tuoi baci
ho dato ali
al cigno di carta,
di sussurrata bellezza,
in cui si rifugia
il mio cuore.
Un origami d’amore
lievemente poggiato
sul mio dolore.

Battiato Consoli – Tutto l’universo obbedisce all’amore

Il collezionista.


Il collezionista.

Ti ostini
a osservarmi,
mentre puntello,
con grani di infelicità
inespressa,
l’ologramma sfocato
di quella
che avrei voluto
fosse la mia esistenza.
Hai l’aria incuriosita
del ragazzino che gioca
a fare l’entomologo
assistendo agli spasimi
agonici d’una sua farfalla
infilzata.
Ma tu avresti dovuto dirmelo
che avresti fatto
di un progetto sognato
un vuoto almanacco di ricordi
e delle mie emozioni
uno scialbo e consunto
reliquiario di “non ricordo”,
chiusi sotto vetro.

Alfabeti muti.


Alfabeti muti.

Passi, come un’ombra,
attraverso le immagini sfocate
che scorrono nei miei pensieri.
Io discorro con l’anima,
cercando un alfabeto comune
di segni, di suoni.
La tua assenza
è un ingombrante fardello
nel concerto di cicale estivo.
Assonanze mi consentono
di abbracciarla di nuovo.

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Oggetti smarriti.


Oggetti smarriti.

Risuonano,
trascinate nella risacca,
le promesse perdute,
inghiottite dal buio.
Trascino a riva,
esausti, gli sguardi
che ti donai,
e che hai smarrito
senza neanche
curartene troppo.
Come un anello di latta
senza valore alcuno.

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