Strappi.


Strappi.

Ricordo albe sospese,
come negli incantevoli
momenti delle attese,
rosate carezze
a rimarginare gli strappi
di dolorosi pensieri.
Troppe le trame
sfilacciate,
tutto attorno,
in questo vento amaro
di addii.

Gli addii.


Addii.

Le labbra composero un
“Arrivederci…”
E scivolai via così
dalla tua vita,
voltandomi impercettibilmente,
per guardarti
un’ultima volta ancora.
Con un gessetto,
colorato di ricordi,
segnammo la linea di separazione
tra il forse ed il mai più

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Cadute accidentali.


Cadute accidentali.

Come petali rossi,
si cade,
ad uno ad uno.
Chi nel silenzio,
chi tra urla e deflagrazione
e per tutti il sangue
avrà uno stesso colore.
Solo il vento impetuoso
ci trascinerà via,
pietoso,
verso altri voli,
come carta straccia
lungo la strada.

Soli spenti.


Soli spenti

Siamo varchi
tra mondi
sconosciuti,
siamo tornati
da vite già vissute
in altri sogni.
Siamo solo
ghiacce tracce di stella
e polvere di terre riarse.
Siamo echi
di una moltitudine di voci,
vibrazione di suoni.
Siamo sentieri
non ancora percorsi,
siamo soli spenti
dopo esplosioni di luce.

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Domande.


Domande.

Cosa indusse
i nostri cuori
a rinsavire?
L’oblio dell’ombra
che s’allungò,
rapace,
sui nostri sguardi
o il macerarsi lento,
nel dolore,
d’ogni smarrita speranza?
Le domande
si disperdono nell’acqua,
come foglie in autunno.

Arrivederci.


Arrivederci.

Altre orme
si uniscono
ad infinite file
d’eguali orme,
in un continuum
di lente
sparizioni dolorose.
Sconfinate,
in lento pellegrinaggio,
oltre i luoghi conosciuti
all’intelletto,
s’incamminano.
Gli echi dei passi,
infine, farsi sgomento
e silenzio.
Chissà dove si trova,
il luogo dei reincontri,
quel sorridersi ancora
come se tutto dovesse
per sempre durare,
tra una promessa
per gli anni a venire,
o forse solo
per il giorno dopo.

I doverosi silenzi.


I doverosi silenzi.

È quando smetti
d’aver voglia di raccontarti,
perché già sai
come sarà frainteso,
è quando le tue e le sue parole smettono – tra un “scusa!”
e un “continua, ti prego”
che il silenzio diviene
l’unico sollievo.

Varchi tra contigui infiniti.


Varchi tra contigui infiniti.

Quanti di noi
varcarono il confine
con un grido,
nell’unisono accordo
delle voci di madri e figli.
Ma la linea ulteriore,
assai più spesso,
ci troverà soli e azzittiti
da tutto ciò che avremo
attraversato.