Ai pesci non importa.


Ai pesci non importa.

Guardo, con insistenza,
le mie scarpe rotte
fluttuare
e frugo ancora
nel fondo delle tasche
per ritrovarvi resti
d’un sogno umano,
in questa disumana
marea di corpi e di speranze,
naufragati e spersi sulla battigia.
Guardo l’orizzonte piatto e blu,
senza confine.
Non ci sono confini né frontiere
dove ti chiedono chi sei,
perché sei partito,
che lavoro vuoi fare,
dove intendi andare
o se c’è guerra
nel paese che hai lasciato.
Nessuno che ti chieda l’età,
in cosa credi, chi ami.
Ai pesci non importa nulla
di chi gli galleggia accanto,
l’acqua ti culla,
dopo averti accolto:
nessuna quota di ripartizione
qui.
Qui c’è posto per tutti.

Disgelo.


Disgelo.

È tutto in questo
sciogliersi,
del tuo pensoso sguardo
in un ritrovato sorriso,
l’imponderabile bellezza
delle nostre vite.
L’inatteso sbocciarsi dentro
in germogli di gioia.

Istanti di calma.


Istanti di calma.

Molte volte
ho fatto ordine,
nei bivi improvvisi
della mia vita,
come il Tempo fa
con le improvvide rive
devastate dalle aspre
tempeste di mare.

La combinazione fortunata.


La combinazione fortunata.

Nell’essere
uno squisito ricordo
c’è già
quella gioia segreta
che ha l’attimo
corrisposto,
l’incantesimo casuale
dell’incontro,
il muto persuadersi
che ogni piccolo gesto
di complicità
potrebbe durare
in eterno.
E svegliarsi sorpresi,
compiacendosi,
dell’effimero combaciare
d’un incantevole incastro.

Il libro nel cassetto.


Il libro nel cassetto.

Che io sia per te
l’importuno sorriso
che si schiude,
un refrigerio d’ombra
negli afosi meriggi
della vita,
il sogno che attendi
di sognare ancora,
la voce che culla
i tuoi pensieri,
il profumato fiore
che, tremante d’emozione,
avresti nascosto nel cassetto,
tra le pagine
del tuo libro preferito.