Recensione del saggio “Woody Allen” di Lino Arenare Zullo – Edizioni Ilmiolibro


Recensione del libro “Woody Allen” saggio di Lino Arenare Zullo – edizioni Ilmiolibro

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/97322/woody-allen/

Il libro tratta di temi profondi ed essenziali quali il senso della vita, l’amore, il rapporto dell’uomo verso l’etica, la morale, le religioni,
disquisendone in forma di rappresentazione teatrale, ciascuna scena introdotta da pezzi musicali jazz celebri, con lievità ed ironia, secondo lo stile dei due principali protagonisti: Woody Allen e l’amico e professore universitario Kent Whitman. Il confronto tra i due e una serie di spettri metterà a fuoco la corrispondenza tra i temi dell’uomo, dell’intellettuale, dell’artista (ed il senso della figura del Superuomo nell’accezione di Niezstche ) e una serie di monologhi tratti dalla filmografia del regista. L’uomo ha avere il compito di perseguire la sua via personale interrogandosi, con intelligenza critica ed ironia anarchicamente ribelle, scevro dalle false e precostituite risposte fornite da credi religiosi (nel testo l’analisi critica del cristianesimo, dell’ebraismo, del buddismo..) presentatisi nel testo, via via, quali figure spettrali, da credi politici o dall’asservimento alla morale coeva. Senza gravezza, però, bensì con la consapevole e folle (richiamando certi personaggi folli, e pertanto liberi di esprimere scomode verità tipicamente shakespeariano e pirandelliani a un tempo) leggerezza di un acrobata che danzi (ancora la “danza” del filosofo Nieztsche) sul filo teso sul precipizio dell’insensatezza stessa della vita, godendone appieno l’infinitezza in ogni suo istante, proprio nella certezza della sua vacuità. Cit. “L’uomo è una corda, annodata tra l’animale e il superuomo – una corda tesa sopra l’abisso”. Una vita affrontata come nel tentativo di farne un capolavoro d’arte e nella ricerca della bellezza, sia pure scientemente transitoria come ogni umana cosa, pare l’unico riscatto al suo non senso,
per l’uomo che sappia portare il giogo del suo libero e insindacabile libero arbitrio, difficile eppure esaltante e gratificante.
Il dialogo filosofico che si dipana da “spettri” tanto famosi è continuamente ricondotto, in forma di situazione teatrale essa stessa, all’esplicarsi dei temi affrontati in citazioni tratte dai film di Woody Allen: in esse il rifiuto di appartenere, di riconoscersi acriticamente e aprioristicamente in un qualsiasi gruppo o lobby od orientamento prefissato e di comodo, è tradotto nell’eroismo leggero e disincantato dell’uomo che vive la sua avventura singolare senza cercare scusanti o scorciatoie (quali l’approvazione dell’opinione comune, il senso del l’espiazione del peccato) che ne alleggeriscano la responsabilità in ogni scelta personale. Un grande libro, senza dubbio, scritto con la sapienza e l’intelligenza di un grande autore e uomo di cultura, poco avvezzo all’ovvietà di certi temi di richiamo e di facile mercato che vanno tanto di moda oggi.

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