Quaderno d’Echi – Mariano Lo Proto


Quaderno d’Echi

Gli echi evocati nel titolo sono le nostre parole, la manifestazione nei gesti dei nostri stati d’animo, delle nostre emozioni,  il medium che ne trasfigura il senso nella loro ricezione nel prossimo. La nostra anima si specchia così nel suo codice trascritto e filtrato nell’anima di chi ci ascolta e ci osserva.

L’Io e l’Altro sono vasi comunicanti in cui fluiscono e si modulano erotismo e comunione, solitudini e assenze (“… ti amo, ti amo lo stesso, anzi più fermo/ perché so esserci amati senza scampo.” da Volevo fossero versi d’amore).

Due realtà che stentano spesso a riconoscersi, a comprendersi(“Non sapremo mai chi dei due aveva/ ragione,se poi esiste una ragione./ Suona chi pure è in un angolo, accorda/ strumento ad altri che accordano E ognuno/ ha uno spartito diverso…” da Non sapremo mai): due entità che ora si annodano, ora tornano a scindersi, per la ricerca di un assoluto che è possibile sfiorare solo in quei momenti speciali che di tanto in tanto possono giungere ad illuminare i rapporti umani. (“Vorrei fosse luce,/ squillo, ancora stupore,/ in questa sospesa eternità./ Tu ed iocosì,/ dentro i non simboli,/ come al sole maturano le mele.” Da Vorrei fosse luce).

Pervade i versi la tematica della fragilità dell’umano desiderio, (“Non forzare le cose per rendere/ coesa l’intesa che noi sappiamo/ precaria, [tu]… Non vedi?, dove/ era l’amore c’è ora implacabile/ l’indifferenza. Resta come appena/ un’eco, un filo d’aria che non lega.”  da Non forzare le cose) e della vita stessa (“Ascolta/ la corda/ di un arco/che scocca:/ vibra/ strozzata/ e si blocca./ E’ la vita, una traccia.” Da Ascolta)e in (“la sicurezza su perde vivendo”da Si certo lo so).

Per concludere l’analisi dei versi che compongono il libro di Mariano Lo Proto, che ho acquistato e letto con indubbio piacere, essi aspirano all’essenzialità che genera essa stessa poesia, alla purezza del suono, senza mai scendere nella banalità (“… Penso che poesia/ sia Arte quando è semplice, alla fine,/ quando gomita e muove/ donando un altro punto per guardare./ E’ là dove tu e un altro/ vi stupite del ritmo, ma ancora più/per ciò che sentite dalle parole./ da Forgio poesie come migliaia).

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