Con viva ripugnanza


La dimora del tempo sospeso

Suor Juana Ines de la CruzMarco Ercolani

 

Con viva ripugnanza

 

Dove Suor Juana Inés de la Cruz (1688) si ribella pubblicamente al vescovo di Madrid Don Manuel Espinosa e rivendica la sua libertà.

Io non ho mai scritto, signore, se non quando vi sono stata forzata e costretta, e soltanto per piacere ad altri; e l’ho fatto senza compiacimento, anzi con viva ripugnanza, perché non ho mai creduto di possedere quelle risorse di dottrina e d’ingegno che dovrebbe possedere chi scrive. Io non studio per scrivere o per insegnare ma perché studiando ignoro di meno.
Un eccesso di studio mi ha costretta a ritirarmi in questo convento, dove voi sapete, nonostante le incredibili accuse che mi sono state rivolte, io non mi sono macchiata di nessuna colpa. Il Mio Ordine non può e non deve vergognarsi di me, ma se voi chiamate colpa le liriche a Dafni e Cloe che scrivo per amore…

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Maestro.


Dettami
nuovi sorrisi.
Come un alunno diligente
m’ingegnerò
a disegnarli, a mano,
sul viso stanco.
Ma sii paziente
e persuasivo:
‘ché da tempo
ho dimenticato,
come atteggiare la bocca
a schiudere appena le labbra,
e a confondere i segni profondi,
scavati dalla delusione.

Bussola.


Bussola.

Hai scompigliato
i miei pensieri
come un ostinato e rabbioso
vento di mare.
E a dispetto del Tempo,
scombussolata,
oggi sogno di perdermi ancora,
e di poterti percorrere
senza posa,
e senza meta alcuna.
Unica guida mi sia
– la invoco –
la luce del tuo sguardo.

Radici.


Radici.

Sfiorisce,
il mio sorriso,
nelle morte stagioni
della vita.
Ma le radici no
ed io le coltivo,
con tocchi umili
e pazienti,
nel segreto ovattato
della mia mente,
e ne accarezzo
i nodi induriti.
In essi ho nascosto
il sogno ostinato
che nutre i miei sogni.

Le notti e le promesse.


Le notti e le promesse.
Ho studiato ogni segno
del gelo quotidiano
graffiato sul mio cuore.
Ho ignorato il suono
del tuo respiro
per troppe vite,
ferendomi gli occhi
di amara oscurità.
Stesi,
fianco a fianco,
intrecciamo il silenzio
alle nostre mani.
Nessuna parola potrebbe,
ora, avvicinarci al cielo,
più di queste promesse
mai pronunciate.