Luci.


Luci.

Certi ricordi continuano
ad affollare le stanze,
apparentemente vuote,
della nostra memoria.
Addobbiamo i rami, a Natale,
di parole preziose
che tornano a illuminarci,
a svelarci quel segreto ultimo.
Come la magia vada colta
nell’istante esatto
in cui il suo lampo
ci sorprende, d’amore, gli occhi
e ci risveglia dalle tetre ore
d’un troppo lungo sonno
senza più sogni.

Gianni Lorenzi – L’anno della grande nevicata


gianni-lorenzi-lanno-della-grande-nevicata
Vi propongo il libro di uno scrittore esordiente che ho già letto e recensito con piacere: magari può essere un’idea per una lettura approfittando delle giornate di vacanza:

Gianni Lorenzi – L’anno della grande nevicata

Stefano Papini, responsabile marketing presso una grande azienda, una vita normale, a tratti noiosa, la solita sera dopo-lavoro al solito bar. Una sera come le altre…

consegne a partire dal 18 dicembre 2014

http://www.twins-store.it/home/300-gianni-lorenzi-lanno-della-grande-nevicata-9788898899852.html

15,90 €

Questa la mia recensione già pubblicata:

L’anno della grande nevicata
Per una volta vorrei partire dalla fine, ossia dal mio invito a tutti voi a leggere il libro per la forza persuasiva con la quale mi ha indotto a non smettere di leggerlo tutto d’un fiato e manterrò il segreto sui nodi della storia che verranno sciolti solo al termine di questo percorso narrato con indubitabile garbo e prodigiosa sapienza espressiva. C’è un gioco musicale sottile, in queste pagine eleganti, tracciato sulla sottile linea d’equilibrio tra la malinconia accorata del sax o della tromba di un blues e le note danzanti d’un tango triste o di una sensuale milonga di Piazzolla e la pungente ironia, un poco disincantata,dal dolce-amaro retrogusto del jazz,come filo conduttore sotterraneo di questa opera di Gianni Lorenzi. Tutto il percorso si snoda come in un cerchio predestinato ma ignoto al protagonista, tra l’immagine di partenza e quella finale, immerse nei fiocchi di neve che, vorticando silenziosi, danno lo spunto al titolo del libro. Dall’inquadratura iniziale il film della narrazione risale a ritroso l’intera vicenda, talvolta devia per carrellate d’ambiente e digressioni in prima persona dell’Io narrante che, con tenerezza ed insieme comprensione umana, si affianca alle giornate piene di imprevisti e di pensieri del protagonista. I dubbi di Stefano, sul suo ambiente lavorativo, le sue elucubrazioni solitarie sulle donne che lì incontra e con cui , in realtà, scambia ben poche parole, e tanto meno si apre, la frammentarietà della sua visione stessa di una possibile compagna che assembla con parti o tratti dell’una e dell’altra donna che occupano i suoi pensieri, ci riconducono, per assonanza, ai frammenti della fotografia sul bancone sui quali le prime pagine zoomano rapidamente e delineano, le sue personali interpretazioni della realtà che presto scopriremo ben lontane dal vero. Proprio questa incapacità di leggere i particolari non detti, i messaggi del corpo degli altri, la desolata solitudine in cui vive le giornate ritmate dai suoi contatti accennati a chi gli lavora accanto, come la collega Patrizia o Tania, sono i prodromi di quello che si rivelerà una sorta di accidia accennata, un desiderio inappagato di immergersi nella vita vera, a costo magari di sconfitte e di dolore, ma anche di gioia e di passione. Ci rivelerà quel suo fermarsi sulla soglia della decisione, per l’analisi di troppe varianti teoriche, del passo da compiere: quel suo attendere, attendere troppo. Perché la vita non aspetta, le occasioni ci sfiorano e passano accanto e occorre essere pronti a mettersi in gioco anche a rischio di perdere: perché la vita è un gioco il cui unico sicuro perdente è colui che troppo temporeggia senza tuffarsi nel suo corso impetuoso, pur soppesando il rischio di annegarvi. Il caso o gli altrui disegni ci danno chances che occorre saper interpretare, segni che aprono strade nuove ed inaspettate. Stefano riflette, teme, controlla, indaga, crede di riuscire a tutto comprendere e dirigere con la sua mente, ma tutto puà avere altre sfaccettature che egli potrebbe non aver colto: nella sua accentuata cerebralità crede di poter gestire gli eventi, pianificarli, organizzarli. Ma è la Vita che gioca a dadi con i nostri sogni e i nostri progetti e a noi non resta che muoverci sulla scacchiera dei nostri passi tra i movimenti possibili cui siamo pronti per indole. O forse meglio sarebbe essere capaci di danzarla la Vita, sotto una pioggia di fiocchi di neve, leggeri come loro, al ritmo d’una milonga triste o di un jazz d’annata.

Le “citazioni” di Caspar David Friedrich nel film “Fantasia” di Disney


http://www.finestresullarte.info/260n_arte-caspar-david-friedrich-fantasia-walt-disney.php

citazioni di Caspar David Friedrich in Fantasia

La pelle rammenta.


La pelle rammenta.

La pelle rammenta
momenti scarlatti,
frenesie degli occhi
e travolti pensieri.
Ed i risvegli,
tra rivoli di parole dimenticate
e il cuore, confuso,
abbarbicato alle tue labbra,
scogli scoscesi e fermi.
Due sentinelle notturne
contro la deriva del tempo.