I dialoghi dell’inesistenza,


I dialoghi dell’inesistenza.
“…Tutto ciò che doveva accadermi, immagino, sia già avvenuto. In brevi e convulsi giorni, o in esangui e disperanti lentezze di anni che non riesco più a contare.
Non ho certezze e non le cerco più: ho varcato il muro in cui il silenzio mi è più leale amico delle inutili e querule cerimonie fatte di parole quotidiane e consuetudini e di ostentate vicinanze che nascondono abissali distanze.
La musica e il ritmo, quelli si’, la musica e il ritmo che le tue parole, avvolte dal buio e improvvise come lampi, nel cielo oscuro dei miei giorni, generano nella mia anima, quella che nascondo agli avidi sguardi degli ovvi, sono un cimento antico per cui battersi ancora. Perdura, ostinata, la mia resilienza contro il drago dell’alienazione quotidiana, centellinata in piccole e quasi invisibili dosi.
E tu, come un revenant senza fissa dimora sei tornato dal tempo per sostenermi tenendo la mia mano: con il desueto clamore dell’inatteso, mi hai condotta nel buio e nella luce, a un tempo, come una morta sposa che un bagliore di corrispondenza leghi, eternamente, al suo promesso, mai davvero, separato dai suoi occhi…”

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3 thoughts on “I dialoghi dell’inesistenza,

  1. massimobotturi 22 giugno 2014 / 12:57

    una riflessione che per molti versi faccio mia, scritta in modo impeccabile

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