Ma, soprattutto, vivi.


Ma, sopratutto, vivi

Fa’ delle tue labbra
il cuscino dei sogni tuoi
più dolci ed impossibili.
Fa dei tuoi occhi
la finestra del tuo cuore,
spalancata alla vita
e ai suoi tormenti.
Sciogli la tua lingua
sulle acque in tumulto
del tuo cuore nero
e nascondi, tra le tue braccia,
tutta la luce che puoi accogliere.

Sussurrami l’alfabeto del tuo cuore.


Sussurrami l’alfabeto del tuo cuore.
Dispiega e distendi
le dissonanze del mio incedere silente.
Già sento,
dopo il lieve tuo tocco consonante,
da esse effondersi il perduto profumo.
Come una corda che vibri sull’acqua,
come l’impercettibile scia d’una barca di carta
s’immerge, ora, il tuo respiro lento,
sprofonda nelle molli sabbie
della mia segreta natura,
in nutrimenti di lettere di luce.

Finale di partita


Finale di partita.

Ascolto farsi il tuo respiro lieve,
come negli anni bambini.
Muta clausura nel buio,
sorveglio la tua vita e spio,
oltre la grata del futuro,
i passi esigui trascinati tra le stanze,
le minimali finestre sul domani.
Un soffio rabbioso scuote le imposte,
l’inverno muove
sulla piatta scacchiera dei cuori
e vince, mentre il re si schianta
sul silenzio che resta.

Dietro le porte chiuse a chiave


Dietro le porte chiuse a chiave.

Smarrito, contro
il mio cielo oscuro,
dimenticasti l’amaro
ondeggiare dei salici,
il solco arido
che il tuo dolore muto scriveva
sui fogli accartocciati.
Riscopristi i sogni dismessi,
sotto la calce
che imbianca
le porte sbarrate.
Risanasti il verbo sconfitto,
la perduta illusione.
Con ali silenziose
ritrovando la strada, la traccia,
il profumato segno
d’un futuro disarmato
e d’un sorriso possibile.
Le mani e i respiri
sui quali volare.

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